I sistemi di numerazione

La formazione del concetto di numero è stata lunga e graduale: in un primo tempo fu utilizzato il linguaggio dei segni, tramite l’utilizzo delle dita per indicare un insieme, successivamente si passò ad oggetti esterni al corpo, come mucchi di pietre o incisioni. Spesso l’uomo primitivo utilizzava gruppi di 5 oggetti per contare, poiché l’utilizzo delle mani e dei piedi lo aveva abituato ad un sistema basato sui multipli di cinque[1].

La base 5 fu una delle più antiche a lasciare testimonianze scritte, ma prima che il linguaggio fosse formalizzato la base 10 ebbe la meglio. Come già notò Aristotele, il sistema decimale attualmente diffuso è ciò che risulta dall’anatomia dell’uomo, nato con 10 dita nelle mani e 10 dita nei piedi.

I segni numerici precedettero, per motivi pratici, le parole indicanti i numeri. Tramite reperti archeologici a noi pervenuti, è constatabile che l’espressione del concetto di numero preceda la nascita della civiltà e della scrittura. Se solo anticamente non fosse stato così ingente il problema del linguaggio, probabilmente ci sarebbero state maggiori possibilità di trovare sistemi alternativi, rispetto a quello decimale.

Le difficoltà che si presentarono nella costruzione di primitive basi matematiche, sono testimoniate dai tanti millenni che furono impiegati nel rendere concreto un concetto matematico astratto.

Tutte le grandi civiltà dell'antichità hanno iniziato a contare utilizzando mani e piedi usando come base 5 (una mano); 10 (due mani) e 20 (mani e piedi)[2].
Ad esempio i Maya utilizzavano base 20, mentre i Babilonesi usavano come base 60.
Gli Egizi usavano le frazioni mentre i Greci utilizzavano le lettere dell'alfabeto.

Qualcos'altro sui sistemi di numerazione


Bibliografia
1. Cordova A., Matematica per il biennio. SEI editore (1999)
2. Frigato R., Con le mani e con i piedi. Focus, Mondadori editore (dicembre 2007)
3. Oriolo P., Coda A., Algebra e informatica. Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori (1988)
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